понеделник, 30 август 2010 г.

Commedia, Atto III, scena 5 (Visitare, vivere, morire)

Eccoli, due dei peronaggi della commedia venessiana, il mitico Sig. Venessian e la sua amica Signora Straniera, si sono incontrati come oggi giorno in Campo dei Tolentini, poi arrivano ed altri personaggi per formare un dialogo interessante.



Il Signor Venessian:
Nel Gazzettino di oggi ho letto che l’offensiva del neonato Movimento di liberazione dei (ma sarebbe stato meglio dai) lucchetti dell’amore è andato a buon fine.


La Signora Straniera
:
Cosa vuol dire?

Il Signor Venessian:
Mi riferisco ai cosiddetti "lucchetti dell'amore" che, giovani e meno giovani, chiudono sulle ringhiere di alcuni ponti veneziani. In generale si tratta di turisti che, in quella che viene chiamata da alcuni "la città degli innamorati", si giurano eterno amore con questo simbolo del lucchetto.

La Signora Straniera:
Ma la moda dei "lucchetti dell'amore" (un'idea veramente stupidissima) credo sia partita da un film, io ne ho visti a Verona su un ponte, su un lampione in ponte Navi c’era un mazzo enorme di lucchetti

Il Signor Venessian:
Uno attaccato all'altro formano dei grappoli che molto spesso diventano ruggini e che finiscono col pesare. Anni fa un fanale di un ponte sul fiume Tevere è crollato per il peso dei lucchetti...

La Signora Straniera:
Qui a Venezia ne ho visti solo uno sul Ponte dei Dai sopra al Rio delle Procuratie...
ma secondo me quei lucchetti li lasciano solo gli italiani, non gli stranieri perché gli stranieri non conoscono questa nuova simbologia del lucchetto...


Il Signor Venessian:
Precisazione per tutti: quando parlo di turisti intendo sia italiani che stranieri. Quella dei lucchetti è una moda tutta italiana spuntata fuori alcuni anni fa e derivata da un film, mi sembra; comunque mi sembra una moda orrenda.

La Signora Straniera:
Però devo dire che dei lucchetti si vendono ormai nella casa di Giulietta a Verona nel negozio dei suouvenir...

Il Signor Venessian:
Cari turisti il fatto di togliere questi lucchetti ha un costo che non pagate voi, ma noi veneziani!

La Signora Straniera:
Quindi addio dei lucchetti dell’amore a Venezia?

Il Signor Venessian:
Già. Tutti i "lucchetti" sul Ponte degli Scalzi sono stati "liberati". Grazie al Comune. Il Movimento di Liberazione ha pensato bene di fare appello al Comune, e di conseguenza anche ai vigili urbani, affinchè lo scempio dei «lucchetti d’amore» non abbia più ad essere.

La Signora Straniera:
Meno male! Non mi piaceva vederli. E non mi piace l’idea dell’amore che rappresentano.

Il Signor Venessian:
La morale è che nessun amore può essere incatenato, ma amare in libertà porterà ad amare anche le nostre città.

La Signora Straniera:
Quindi una piccola vittoria dei veneziani sui turisti più stupidi? (sorride) Ma ci sono tante altre cose che vi danno fastidio, vero?

Il Signor Venessian:
Un altro atteggiamento di parecchi turisti, che proprio non sopporto, è quello di entrare in spazi privati; questo accade ogni giorno proprio nel palazzo dove c'è il mio appartamento!

La Signora Straniera:
Ah sì? Lei abita in un palazzo?

Il Signor Venessian:
Dalla porta a vetri si vede un cortile interno con una vera da pozzo; fuori della porta c'è tanto di numero anagrafico ed una lastra di marmo con tanti campanelli e videocitofono. E' un accesso privato! Eppure ci sono parecchi turisti che arrivati alla porta la spingono tentando di entrare.

La Signora Straniera:
Li capisco... se si vede una vera da pozzo...

Il Signor Venessian:
Se poi capita che il netturbino sia entrato, per portare via le immondizie che i condomini posizionano in alcuni bidoni all'interno del cortile, ed abbia lasciato la porta aperta per il passaggio del carro, è la volta che ci troviamo le comitive nell'androne ed anche su per le scale! Cosa cerchino proprio non lo capisco e mi domando cosa succederebbe se qualcuno si comportasse così a casa loro!

La Signora Straniera:
Non so che dire..

Il Signor Bauta e Tabarro:
Certa gente, appena è fuori di casa si crede tutto tutto permesso. Vorrei spiegarmi meglio però mi mancano le parole in italiano...

Il Signor Venessian:
Si è spiegato benissimo! Qualcuno potrebbe classificarmi un brontolone che non deve lamentarsi visto che il turismo, a Venezia, è la maggiore fonte di entrate. Rispondo che io non ce l'ho con i tutti i turisti, ma solo con quelli maleducati; inoltre io, come tanti altri veneziani, dal turismo non ho alcun utile economico. Per oggi mi fermo qui

La Signora Francese (che accompagna il Signor Bauta e Tabarro):
Je suis bien d'accord avec vous ; beaucoup de touristes ne respectent rien et manquent de discrétion ; ils ne se rendent même pas compte de la beauté de votre superbe cité. A Paris aussi, ils ont été obligés d'enlever tous les cadenas mis par les amoureux...

Il Signor Venessian:
sono convinto che anche Parigi sia la stessa cosa; però che ci siano i lucchetti, questa mi è nuova.

La Signora Straniera:
Poi che dire per rientro nei palazzi privati, si possa entrare in un palazzo privato durante la Biennale quando c'è un artista "ospitato" o “sistemato” nel palazzo, l'altro è una cosa invadente, ma il bello è attraente e la curiosità è un vizio.. Anche io sono entrata in un palazzo privato a Milano vicino a via Mozart per posare per una foto e mentre la mia amica me la faceva è arrivato il portinaio a cacciarci via, è stato un momento vergognoso. Eh, i ricchi sono gelosi delle architetture nelle quali abitano (ride)

Il Signor Venessian:
Precisazione: NON sono un ricco!

La Signora Straniera:
(scherzando) ma se vuole "solo per Lei" e gli altri che abitano nel palazzo quella vera da pozzo..

Il Signor Venessian:
Sono geloso dei miei spazi privati, è vero, però se, come è capitato alcune volte, mi viene richiesto di vedere l'interno, ho accontentato il richiedente.

La Signora Vicentina:
Va beh, ma quella di tenere tutta per voi quella vera da pozzo... Anch'io amo visitare l'interno dei vecchi palazzi soprattutto se hanno un giardino interno e soprattutto se sono abitati da persone "normali", mi piace immaginare alla fortuna di vivere immersi in tanta bellezza. A Vicenza mi è capitato lo stesso. Sotto i portici di quella bella città c'erano numerosi portoni dei palazzi aperti, da dove si intravedevano giardini, archi, muretti con statue ecc. in poche parole mi hanno cacciata forse anche perchè avevo la macchina fotografica... ma c'era un roseto in fiore bellissimo. I turisti, è vero, quando sono in quella funzione dimenticano tutte le altre ma non fanno danni, spero.

Il Signor Venessian:
Non è che voglia tenere solo per me la vera da pozzo, ma non desidero che estranei girino per l'androne e per le scale del palazzo, non si sa mai cosa possa capitare, visto che ci sono stati anche dei furti.

La Signora Straniera:
Che pensa di quelli che si siedono sui coperchi delle vere da pozzo negli spazi pubblici?


Il Signor Venessian
:
Il pozzo, o meglio la vera da pozzo non è stata costruita per sedercisi sopra; tuttavia, in considerazione che i pozzi hanno perso la loro funzione e che le vere sono solo ornamenti, il sedersi sopra, magari per riposarsi dopo una lunga camminata per Venezia, non la ritengo cosa disdicevole.
Però, è accettabile solo la seduta e non altro (mangiare, bere e rovinarle con i tacchi delle scarpe)! "Est modus in rebus" recitava un detto latino.

La Signora Straniera:
Infatti ora mi viene in mente che nella sua collezione fotografica delle vere da pozzo che si può vedere nel suo sito mancano quelle private.

Il Signor Venessian:
Lo so che sarebbe bello fotografare anche quelli privati, ma, sinceramente, non avevo nessuna voglia di chiedere autorizzazioni e/o permessi.

La Signora Straniera:
Ma quella foto della vera da pozzo...che illustra l’articolo sul suo sito è una vera da pozzo privata!

Il Signor Venessian:
L'ho fatto ... perché ci abito!

La Signora Straniera:
Ora capisco...

Il Signor Venessian:
Poi ho ripreso anche quella di Ca' Pesaro perché il portone è sempre aperto e si può vedere dalla pubblica via.

La Signora Straniera:
Quella sansoviniana di Ca’ Pesaro che era trasportata lì dal palazzo della Zecca...

Il Signor Venessian:
Sì, originalmente era nel cortile della Zecca. Ho letto su Il Gazzettino, tempo fa, che il comune, assieme alla sovrintendenza alle belle arti, sta censendo e classificando i pozzi, ovviamente con tutte le notizie di ogni manufatto, è la cosa avrà un certo costo.

La Signora Straniera:
Infatti sarà quello che fa il Signore dei Pozzi. Lo conosce?

Il Signor Venessian:
No, non conosco il Signore dei Pozzi, ho letto il post di Fausto.

La Signora Straniera:
Ma sono curiosa, il mio principe ha qualche vera da pozzo preferita?

Il Signor Venessian:
No, non ho una vera da pozzo preferita; forse preferisco non tanto la vera in sé stessa, ma l'ambiente nel quale sono inserite e, sinceramente, direi che le preferisco tutte!

(si avvicina il Signore del Campanili spiegando qualcosa alla Signora Padovana che lo accompagna)

Il Signore dei Campanili:
Avere l'opportunità di una visita al Cortile dell'Archivio di Stato non è di tutti i giorni, ma ne vale sicuramente la pena. Dentro al cortile ci sono numerosi elementi architettonici notevoli seppure non troppo conosciuti.

(si salutano con il Signor Venessian e la Signora Straniera, lui gli presenta la Signora Padovana e continua il suo discorso)

Il Signore dei Campanili:
Dicevo proprio che al centro del cortile dell’Archivio di Stato è posizionata una bella vera da pozzo che finirà presto danneggiata poichè dentro di essa hanno messo una pianta.

Il Signor Venessian:
Sempre sul blog di Fausto ho visto le foto del pozzo all'interno dell'Archivio di Stato con la pianta; è veramente una cosa indegna che un ufficio pubblico attui questa "oscenità".

La Signora Straniera:
Questa “oscenità”?! Finirà presto danneggiata? Ma perché?

Il Signore dei Campanili:
E' noto che le forti radici delle piante con il loro crescere finiranno per rompere perfino il marmo della vera da pozzo.

La Signora Straniera:
Incredibile! Non ci avrei mai pensato!

Il Signor Venessian:
Non è che le radici debbano essere più o meno grandi, ma, prima di tutto, la vera da pozzo non è nata come vaso da fiori; e poi, si sa, e lo abbiamo notato in altre vere da pozzo, le radici di qualunque pianta, accompagnate dall'azione dell'acqua che viene versata per nutrire la pianta, prima o poi finiscono per rompere la pietra.

La Signora Straniera:
Ho capito! Allora niente piante! Solo fiori! Ma sempre sull’Alloggi Barbaria Blog, il blog di Fausto, ho visto la vera da pozzo nel chiostro di San Lorenzo decorata al verde...

Il Signore dei Campanili:
Sì, il Chiostro di San Lorenzo presenta al centro una notevole vera da pozzo (restaurata pochi anni fa) che è sormontata da due sculture metalliche di mostri marini che reggono il tridente di Nettuno.

La Signora Straniera:
Ma dentro c’è una pianta con molte foglie che la ornano... Tutto ciò mi fa pensare alla nascità del capitello corinzio...

Il Signor Venessian:
(ride) Mi fa morire con quello che dice!

La Signora Padovana:
Che c’entra il capitello corinzio?

La Signora Straniera:
C’è una legenda raccontata da Vitruvio in uno dei suoi libri sull’archietettura che poi ripetono tutti gli storici dell’arte. Una fanciulla di Corinto, ormai in età da marito, morì per una malattia. Dopo il funerale, la sua nutrice raccolse tutti quegli oggetti (ninnoli e giocattoli), che le erano stati cari in un canestro che depose sopra la tomba, coprendolo con una tegola, affinché quei ninnoli durassero più a lungo lì all'aperto. Il canestro fu casualmente appoggiato sopra una radice di acanto.

Il Signor Venessian:
L’accanto è quella pianta le foglie della quale possiamo vedere raffigurati sui capitelli corinzi.

La Signora Straniera:
Appunto. Nella legenda questa pianta, schiacciata sotto il peso del canestro, all'inizio di primavera produsse foglie e viticci che, crescendo lungo i fianchi del canestro, furono costretti dagli angoli sporgenti della tegola a piegare la parte più alta delle loro fronde in forma di voluta. Callimaco, uno scultore, passando nei pressi della tomba, notò quel canestro circondato da tenere fronde. Fu subito attratto dall'originalità di quella composizione e pensò di riprodurla sui capitelli delle colonne a Corinto, determinandone le proporzioni. Così nacque il capitello corinzio.

Il Signore dei Campanile:
Allora speriamo che la pratica di usare le vere da pozzo possa inspirare qualche architetto di creare un nuovo stile architettonico. Comunque il Chiostro di San Lorenzo è un altro posto di Venezia davvero tranquillo e al suo interno possono accedere solo gli ospiti della casa di riposo. Ho ottenuto il permesso di scattare le foto di quel articolo con il consenso del direttore di quel istituto, che ringrazio per la disponibilità.

La Signora Padovana:
Mi ricordo il post in questione, profondo, solare, appassionato. Che bel luogo, questa casa di riposo, pensavo leggendolo. Ci andrei a stare domani stesso.

Il Signore dei Campanili:
Il chiostro l'ho sempre trovato tranquillo in tutte le mie visite. Di sicuro anche gli ospiti della casa di riposo ne saranno contenti.

La Signora Straniera:
Forse la Signora non sa che questa casa di riposo infatti non è altro che un ospedale geriatico per lungodegenti.

Il Signore dei Campanili:
Irina lo sa di sucuro.

La Signora Straniera:
Dunque ci si può augurare di avere delle risorse finanziarie che permetteranno ad uno o una (se questa è la sua sorte) di finire l'ultimo tratto del cammino della sua vita in un bel posto come quello. Io avrei preferito di esser stata una delle monache benedittine che si riunivano una volta in quel chiostro (anche mandata lì dai gentitori per risparmiare le ricchezze famigliari) che un'anziana signora abbastanza ricca con i problemi cerviali che ama starci al sole!

Il Signore dei Campanili:
Avresti davvero preferito trascorrere gran parte della tua vita in un convento? Credo che sia meglio trascorre gli ultimi anni della nostra vita in una casa di riposo, anche se questo luogo ha un bellissimo chiostro. E' pur vero che bisogna avere delle buone risorse economiche per soggiornarvi.

La Signora Padovana:
Se dovessi passare gli ultimi anni della mia vita in una casa di riposo, e se ne avessi le possibilità economiche, preferirei decisamente la casa descritta in quel post ad una con la vista sull'autostrada. Il convento no, no mi attira. Ci si sveglia troppo presto nei conventi.

Il Signor Venessian:
La vita monacale in genere è dura, ma dubito lo fosse quella del convento di San Lorenzo, da quello che raccontano le cronache del tempo sembra se la spassassero un bel po'!

La Signora Straniera:
Sì sì, la Pasqua la festaggiavano come il Carnevale.

Il Signor Venessian:
Bello lo è il chiostro di san Lorenzo! Ci sono stato pochi anni fa subito dopo l'ultimo restauro. Però, da questo a volerci dimorare gli ultimi anni della vita, è tutta un'altra cosa! Si tratta pur sempre di una casa di ricovero dove si trovano soprattutto anziani soli o lasciati dei figli.
E' ... l'anticamera della morte, bella fin che si vuole dal punto di vista architettonico, ma sempre una casa di riposo!
Io proprio non ci vorrei andare e spero proprio di concludere la mia vita nella mia casa!

Il Signore dei Campanili:
Concordo con quanto dici. La casa di riposo di San Lorenzo è pur sempre un ospizio. Credo sia il desiderio di tante persone (me compreso) quello di trascorrere gli ultimi anni della vita nella propria casa.

La Signora Padovana:
Riguardo il trasloco in una casa di riposo ho deciso di aspettare un altro po'. "Too old to Rock 'n' Roll too young to die", come cantavano i Jethro Tull.

2 коментара:

  1. Complimenti anche per questo atto, con dialoghi scorrevoli ma pur sempre istruttivi sulla storia e sulla realtà della Venezia minore.

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