петък, 19 март 2010 г.

Quel biondo veneziano sull'aereo

Non avevo l'intenzione di fare ciò che sto per fare adesso - pubblicare qua un brano del mio romanzo "italiano" che scrivo da 3 anni, ma lo farò per spiegare a chi si interessa com'è nata la mia passione per quel colore che chiamo "biondo veneziano". (Questa espressione ha quasi fatto ingelosire il nostro amico Christian, che poi ha detto "va be, c'è anche rosso tiziano". Comunque quel biondo veneziano nel romanzo non lo incontro mai più. Il brano l'ho nemmeno riletto, lo pubblico così come l'ho scritto 3 anni fa. Non ricordo neanche se qualcuno me l'aveva corretto. Quei primi brani che avevo scritto in italiano me li correggiavano i miei amici di Milano, ma non so quanto li leggevano, per ciò chiedo scusa a chi lo legge se ci siano degli errori e orrori.

Il giorno del volo che era nel tardo pomeriggio lui fa una cosa che non aveva mai fatto, squilla anche al telefono di casa visto che non gli ho risposto al cellulare mentre mi preparo i bagagli e tace quando gli risponde mio marito che dopo mi dice infastidito “Beppe ti sta cercando anche al telefono di casa!”
Ed eccomi poi all’aeroporto accompagnata dalla mamma, mia sorella e suo ragazzo che ha una carta speciale di parcheggio diplomatico. La mia sorellina mi fa “comprami molte cose” e quando le rispondo “scusami ma vado con una borsa di studio non ho soldi per comprarti molte cose” lei non se la prende e mi risponde in modo sfacciato: “allora trova per me un bel italiano!” Il suo fidanzato e la mamma fanno finta di non averlo sentito, ma vedo le facce loro e le rispondo: “ma che dici?! ne hai bisogno!?” e lei per neutralizzare la gaff sorride: “portami Buffon! Sono già stufata dalle partite tra le ambasciate!” A questo punto mi sbrigo con l’imbarco per evitare un’altra gaff diplomatica.

Enjoy your flight!

Sarò sempre stupita dai viaggi aerei, ogni volta che vedevo un aereo pensavo a Leonardo e ai suoi tentativi di inventare la macchina volante a modello di uccello e cercavo di immaginare la sua sorpresa se potesse vedere quegli uccelli di metallo di oggi manovrati dai piloti. Da gennaio in poi pensavo anche al pilota, me lo immaginavo come arriva in aeroporto vestito in divisa, lo immaginavo in cabina durante il decollo e durante l’atterraggio, pensavo anche al mio alunno Nasko e la sua aereo-performance con la mano sul joy stick immaginario in classe: “Cabin crew ready for landing...(qui si simulava l’atterraggio) Boarding completed” (e poi tutti facevamo l’applauso come negli aerei Alitalia in cui si ringrazia l’abilità del pilota) Ehe, bello il mondo della scuola o belle le mie lezioni d’autore in cui oltre all’italiano insegno anche come si ringraziano i camerieri, come si offre un drink e simili cose. “Al cameriere potete dire “Grazie, bello” almeno una volta quando vi porta qualcosa, ma solo se davvero è bello e certo questo lo possono dire solo le raga, poi non si deve mai chiedere a una ragazza “Vuoi un goccio?” dal proprio bicchiere o bottiglietta di birra! O si offre un drink o nulla! Offrire solo un goccio è una figuraccia! E poi le due cannucce sono solo per gli innamorati o gli amanti per bere il cocktail in due... Spiego sempre l’effetto estetico e la confidenza delle due cannucce anche se alcuni preferiscono usare la stessa cannuccia...” Quando spiego cose del genere mi ascoltano tutti e nessun si distrae e poi agli alunni della seconda media capiscono tutto e imparano bene, sanno la differenza tra i verbi fare sesso e fare l’amore, per il secondo ci vuole l’articolo determinativo, per il primo – un preservativo. E la cosa che mi affascina è che Michelangelo e Leonardo hanno su di loro un grande effetto. I miei piccoli sono interessati veramente alle statue michelangiolesche e alle ricerche di Leonardo, fanno delle domande, dei commenti appassionati, i grandicelli invece se ne fregano e per farmi arrabbiare mi parlano delle tartarughe ninja e del loro maestro). Tutto ciò mi passa per la testa mentre osservo i passeggeri del mio volo nella sala d’attesa, giovani italiani con gel sui capelli, uno anche con il portatile, studentesse bulgare, una mamma con il figlio delle elementari, altra con la bimba che non sa parlare, gli uomini d’affari, i soliti italiani comuni, solo quello dal pantalone bianco, la camicia a colori e i capelli più lunghi con il portatile mi attira l’attenzione ma se lo avessi conosciuto in internet non lo avrei mai incontrato, troppo tipico proprio così, le donne bulgare immaginano gli italiani, troppo Toto Cottugno o se volete troppo Ligabue... Beppe mio è altra cosa, sorrido quando mi viene in mente CORNELIANI DICE KE SONO SPRECATO PER FARE IL CAMERIERE AHAHAHAHAHHAHAHAHAHHA. Ma chi è Corneliani, gli chiesi, “uno stilista”, “e l’ha detto per te?” “sì”. Chissà come mi sarebbe sembrato se fosse stato uno dei tipi nella sala d’attesa. Mi faceva impressione? Chissà come lo giudicavo.
Ormai sul bordo dell’aereo cercando il mio posto passo davanti ad un biondo che non avevo visto poco fa, sia bello che strano, seduto accanto l’oblò, il mio posto non lo trovo e chiedo alla hostess, infatti non sapevo quale numero guardare sul bigliettino della bording card, è un dato di fatto che quando sono agitata non so leggere e non riesco ad orientarmi bene. Devo tornare indietro contro i passeggeri che avanzano, ma per fortuna il corridoio non è affollato e mi risparmio l’imbarazzo e che sorpresa piacevole – il mio posto è a fianco al biondo dagli occhi verdi. Mi siedo salutandolo con un “buongiorno”, nessun dubbio che è un italiano, un italiano però non di quei tipici mori.
The Capitan speaking. Thank you for attention. Enjoy your flight! E’ il comandante che parla. Un sospiro leggero dal biondo che mi sta accanto. La sua presenza mi fa rivivere il ricordo del pilota che era castano chiaro e un poco gli somigliava. Ha due telefonini, poco fa canticchiava. Discretamente mi ha guardato quando l’ho salutato e mi sono seduta al suo fianco. Certamente ha ricambiato il mio “buongiorno”. Mi aveva guardato anche prima di sedermi accanto a lui quando sono passata per il corridoio cercando il mio posto. Ascolta proprio il suono della mia voce quando già sull’aereo mi sono sentita due volte con mio marito. Sembrava interessato al suono della lingua bulgara, incuriosisce tanto gli italiani. O semplicemente seguiva il percorso dell’intonazione. Dicono che la mia intonazione fa sempre il suo effetto e conta più delle parole. I miei cari e gli alunni reagiscono soprattutto all’intonazione che riesco a caricare con tante sfumature e emozioni. Addirittura a volte se la prendono con l’intonazione e non con le parole. In ogni caso con la mia voce potevo fare anche l’attrice, se non in scena almeno in doppiaggio.
E’ bello sentire il tessuto della sua camicia con il mio braccio nudo. Durante il decollo guardo il suo orologio per vedere per quanti minuti si innalza l’aereo alto nel cielo. Tre, quattro, cinque, sei, ho lo guardo appiccicato al quadrante del suo orologio. Il decollo è un momento erotico, no doubt. Si sente la potenza del getto reattivo. Attraversando le nuvole siamo già nel secondo cielo e mi viene in mente di nuovo Leonardo che non poteva immaginare che si poteva volare sopra le nuvole, non avrebbe potuto immaginare che il paesaggio sopra le nuvole fosse come un mare calmo bianco. Il paesaggio quasi artico inondato da una luce calda mi affascina e mi viene una voglia matta di fotografarlo! Prendo la digitale dalla borsa e senza chiedergli nulla tengo l’inquadratura in cui entra tutto l’oblò ma emozionata invece di premere il bottoncino che scatta premo l’altro, power e l’obbiettivo della mia Olimpus si chiude senza fare la foto. A questo punto scoppio a ridere e gli dico “Mi capita spesso.” Lui forse crede che riprovo, ma non faccio un altro tentativo, mi dice tra l’altro che il vetro è sporco, gli sorrido “l’ho già memorizzato” e metto la digitale nella borsetta da sera di mia sorella.
Mi sono appiccicata a lui, lo sente e probabilmente si diverte, dopo lo studio con la digitale accesa e spenta senza fare la foto forse si chiede che cosa invento. Do qualche occhiata ai giornali che leggono alcuni dei passeggeri. Corriere della sera: E Cecilia Sarkozy liberò le infermiere bulgare... Kakà: Resto al Milan ma non chiedetemi di dire per sempre! Culture & more Falling under the spell of Mona Lisa proprio questo sta leggendo la donna sul sedile davanti a lui, si è appeso la giacca blu notte al bottone del tavoletta sul dorso della sedile. Ho esaminato tutte le sue cose, la giacca estiva, la camicia di cottone bianca con un filo colorato, ma il colore del filo mi sfugge come mi sfugge il colore dei suoi occhi – verde o blu? blu o verde, più tardi ve lo saprò dire, prometto. La camicia bella, spessa come piace a mio marito e come vedrò poi piace anche a Beppe...
Questa camicia di cottone l’ha messa al nudo, anche se non si intravede lo scommetto. Indossa dei jeans fantastici bluneri con una sfumatura di grigio di grafite, forse Trussardi. Cintura bella che si intona al suo orologio .... Il portafogli nero piuttosto piccolo pieno di carte e altra roba, più caotico che ordinato, abbastanza gonfiato, turgido direi. L’orecchio e le narici del naso come li voleva Ovidio nell’ARS AMATORIA. Ora mi farà vedere e la sua borsa da cui prende una certa documentazione in inglese e comincia a leggere delle descrizioni di offerte. Do un’occhiata e capisco dove è stato in Bulgaria e il settore in cui lavora. La società è ben nota. Ma il nome di quest’uomo è l’ultima cosa che voglio sapere. Mentre lui legge delle descrizioni di offerte lo descrivo con la matita in mano nel mio taccuino Steno RILEMATIC SYSTEM by Pigna.
Poi metto il taccuino nella mia grande borsa tipo shopping e prendo uno specchietto che si apre come taccuino ed infatti è anche una rubrica, molto bello di metallo grigio perla, per guardare le persone seduti dietro me senza voltarmi, ma prima di trovare qualcosa di interessante vedo che il mio compagno di volo seguiva nello specchio cosa stavo facendo. E se esploro te con il mio bel specchietto che farai, caro? Però lo specchio non mi aiuterebbe a definirlo. Questo lo sanno solo gli scrittori. Potrei definirlo solo dopo le cose che mi dirà lui stesso.
Arrivano le hostess con il carrello, Leonardo non lo poteva immaginare che il trasporto aereo sarebbe stato così ben organizzato, non poteva immaginare che si sarebbero offerte bevande e cose da mangiare. Prima ne offrono a lui “Dolce o salato?” “Salato” risponde ma subito dopo non lo vuole: “No, è con mozzarella e la mozzarella non mi piace” e così gli danno un dolce. Volevo prendere anch’io salato ma ora dopo che lui l’ha restituito non posso prenderlo io e dico “dolce”. Prendiamo acqua tutti e due. Così assaggiamo lo stesso, lo stesso gusto, lo stesso sapore. Il dolce è buono. Strano, proprio quando pensavo come era cambiato il mondo e che ormai si poteva trovare solo in internet qualcuno che ti poteva piacere il caso mi regala questo bellissimo compagno di volo che mangia accanto a me lo stesso che mangio anch’io e mi fa ritornare la fede nei bei incontri casuali nella realtà. Ma che realtà siamo tra le nuvole, io e questo biondo veneziano. Ma prima di rendermi conto che il colore dei suoi capelli è proprio quel biondo inconfondibile che hanno solo i veri maschi della città lagunare. Come potrei definire questo colore di capelli, un biondo virile, un biondo tonale come la pittura veneta... Ma devo sempre spiegare cos’è la pittura tonale? Nessuno se lo ricorda? Il valore del colore, rispetto al luogo in cui è collocato si chiama “tono” e “pittura tonale” si dice appunto quella che tiene conto della relazione fra spazio, colore e amibiente locale. O ripeterlo con altre parole? Scrivete, il modo di ottenere effetti di luce, ombra e profondità solo con variazioni di colore si chiama pittura tonale. Sì, userei l’aggettivo tonale, un biondo che da l’impressione più di chiaro castano però è biondo per eccellenza. Sì sì, il biondo veneziano è un biondo tonale, confermo, pensando a Giorgione, Tiziano e Veronese. Un biondo dei capelli maschili che fa il suo effetto come lo fa il pachetto di quel uomo nella Tempesta, il famosissimo quadro di Giorgione, una delle immagini più enigmatiche di tutta la storia della pittura, quadro in cui il protagonista è il paesaggio né l’uomo, né la donna, né il bambino.
Eccoci sopra le isole della Croazia in quel bellissimo giorno di luglio e qui lui mi propone di cambiarci di posto, così potrei godere il panorama dall’alto ma io non accetto, gli dico di no aggiungendo con la voce dolcissima “no, grazie”. Sul mar Adriatico si vedono le tracce bianche che lasciano le navi e le guardiamo affascinati tutti e due. Sono simili a quelle lasciate dagli aerei a reazione che lasciano la loro traccia bianca nell’azzurro del cielo, ma ora vediamo le simili tracce sull’azzurro profondo del mare.

Forse pensate che riscrivo quel racconto di Marquez “La bella sull’aereo” in cui una bella esotica dai capelli lunghi stava sul sedile al fianco dello scrittore e dormiva durante tutto il volo fino a New York, è un racconto che da sempre mi piaceva, ma anche se lo avessi scritto così anche se lo avessi riscritto che c’è di male? “E’come il racconto di Marquez, mi avrebbe detto mio marito, però in una variante alla rovescia”! Eh, sì, riscrivo, ma lo faccio dal vivo. LIVE.

Quel giorno di luglio nel volo Sofia – Milano stavo al fianco dell’uomo più bello in quel aereo. Non poteva batterlo nessuno dell’equipaggio, né i piloti, né i due steward. E quando dico uomo, non pensate che era verso i cinquanta, no era un mio coetaneo, non ne aveva più di 35. Strano, non lo avevo visto nella sala d’attesa, mi ricordo solo i vestiti di alcune donne, la madre con il figlio che avevano posti lontani l’una dell’altro, le studentesse, il pantalone bianco con il portatile... E poi mentre guardavo l’hostess che spiegava cosa dovevamo fare nel caso di emergenza sembrava che il mio compagno di volo era geloso del fatto che un altro tipo aveva attirato la mia attenzione. Poi però è stato lui ad aiutarmi a slacciarmi la cintura. E si vedeva che gli piaceva insegnarmelo. Certo, io facevo finta che non sapevo come si fa. E forse allora gli ho fatto la domanda: “Lei è ingegnere?” A ciò risposto: “No, non sono ingegnere” ed io un po’ imbarazzata mi sono quasi scusata: “Ah, perché ho visto quelle cose che leggeva...”

E poi in un certo punto gli ho chiesto: “Questo già è Mar Adriatico dalle coste italiane” e lui: “Sì, credo di sì” e poco dopo quando ormai eravamo nel cielo d’Italia lui mi ha regalato un mezzo sorriso: “Sotto di noi è Venezia”. Ed io come una bambina con un sorriso accecante: “Tra tre giorni ci vado lì!” e lui ha ricambiato il mio sorriso felicissimo con un altro quasi invisibile ma pieno di orgoglio trasparente: “Io sono di Venezia”. Ecco ora sapevo anche il colore dei suoi occhi, blu o verde, verde o blu, proprio come l’acqua della laguna. Alcune volte blu, altre volte verde come l’acqua dei canali della Serenissima in cui si rispecchia il sole.

E tra qualche minuto gli chiedo: “Ma è proprio di Venezia? o di Mestre?” “Sono veneziano ma ora vivo a Mestre, i miei genitori vivono a Venezia” a questo punto volevo proprio chiedergli in quale quartiere, ma i quartieri di Venezia li conoscevo solo sulla guida del Turing Club Italiano di Reni e affascinata ho aggiunto “e non hanno la macchina perchè se si vive a Venezia non serve la macchina” e lui: “Loro no, ma io visto che vivo a Mestre ho la macchina”. Mi immaginavo già la sua madre, una vera signora veneziana, elegantissima che attraversa un ponte fumando. Fumando una sigaretta perché proprio a Venezia ho visto come elegante può essere se una donna fuma camminando quando anni fa con le mie amiche internazionali abbiamo chiesto la direzione per la stazione Santa Lucia a una signora veneziana, si vedeva subito che era italiana, anzi veneziana. Un ricordo indimenticabile. Mi ricordavo anche la sua voce, aveva appena acceso la sigaretta, perchè sembrava lunga lunga nella sua mano. Mi sono detta: Questo lo farò anch’io un giorno, fumerò passeggiando in questa città camminando da sola!

Mi racconta che viaggia spesso tra Venezia e Roma, mi dice che questo viaggio di lavoro in Bulgaria non è un’eccezione, di solito viaggia per lavoro soprattutto in Italia, parliamo un po’ dello standard di vita, io gli dico che dopo Milano e Venezia vado per due settimane a Perugia ma che conosco solo Italia del Nord e poi ci troviamo al cielo sopra il lago di Garda. “Ci sono stata sul lago per un mese, a Gargnano”, gli dico e ecco sotto di noi Sirmione, anche lui conosce il posto, “fiore dell’isole e delle penisole”, cito Catullo mentre guardiamo le Grotte di Catullo, quell’enorme villa romana. “Le grotte di Catullo! – esclamo – non credevo che le vedevo anche dall’alto!” Ho il batticuore e lui sente la mia emozione.

E quando siamo nel cielo di Milano vediamo sotto tutto il centro in quel luminoso giorno di luglio. Castello Sforzesco con il parco Sempione, L’Arena dove ho assistito al giuramento di Reni quando le hanno dato la cittadinanza italiana, l’Arco della Pace, gli dico che venne costruito per essere attraversato da Napoleone Bonaparte che veniva da Parigi e voleva un arco trionfale che celebrasse il suo arrivo a Milano non solo come un ricordo della pace europea. Ma non vedo subito il Duomo, mi viene un breve attacco di panico, mi alzo, mi alzo, lui mi dice “eccolo lì”, alla fine lo vedo e sono contenta. Sospiro e gli sorrido. E a questo punto lui mi fa: “Era una buona offerta quando le ho proposto di cambiare i posti ma lei non l’ha accettata!” Ed io: “Ma se l’avessi accettata non avrei avuto la guida del volo!”
E lui con un pizzico di ironia: “Che guida! Nemmeno è ingegnere...” Ed io ridendo rialzando la voce: “Infatti gli ingegneri non mi piacciono per niente. Ho lavorato con ingegneri e...”
“Shh, il mio capo sta lì, mette l’indice sulle sue labbra lui e aggiunge in buon umore, pensano sempre che sanno tutto loro”. Ora ci sentiamo complici, non solo compagni di volo.

Atterraggio. L’applauso non c’è. Non mi aiuta a slacciarmi la cintura. Non me lo avrà insegnato invano come si fa ed insiste che me la cavo da sola. Con il secondo tentativo ci riesco. Lui con il capo prosegue per Roma. Mi alzo e me ne vado senza salutarlo. I miei occhi non lo cercano sul bus che ci porta dall’aereo all’edificio dell’aeroporto di Malpensa. Scendo dall’autobus prima di loro due. Non li vedo. Comunque con il lato dell’occhio ho visto il suo capo sul bus. Moro, robusto, più o meno della nostra età. E poi mi confondo andando nella direzione per quelli che sono transit e fanno una coincidenza dei voli, non sono sola, torno indietro con un altro scemo, ma grazie a questo lo vedo di fronte a me, il mio compagno di volo, biondo veneziano, moderna icona, come diciamo in bulgaro, real fashion icon, mi sembra così ora quando si è messo la giacca. E lui mi vede come camino sui miei tacchi solo con la borsa in mano. E’ alto proprio come me lo immaginavo il bellissimo biondo veneziano. E’ arrivato il momento per salutarci, ci salutiamo come amici con un “Ciao” in unisono e con un bel gesto alzando tutti e due la mano. WONDERFUL ITALIAN “CIAO” d’origine veneziana che una volta a Venezia voleva dire altro ma in quel nostro caso significava HELLO and GOOD BYE, MY FRIEND!

4 коментара:

  1. Gran bel racconto! Ed il biondo veneziano doveva essere davvero un bell'uomo per ispirarti così.

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  2. Grazie Fausto,
    mi fa molto piacere che l'hai letto e ti è piaciuto.

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  3. снощи го прочетох, но пак не можах да напиша коментар. Някои пасажи са наистина чудесни, особено като се има предвид, че е на италиански.
    Много динамичен, структуриран и същевременно плавен разказ!

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  4. Райне, благодаря ти, тогава идвах при теб и помня, че цялата вечер бях все още под въздействието на този мъж, за който всички казват, че трябва да е бил голяма работа, даже и Иво ревнува малко от него :)

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