сряда, 17 март 2010 г.

la luce invernale in questa città!

Iosif Brodskij sarà un poeta strano. Oppure è strana la mia percezione di lui. In bulgaro sparlo di lui, quanto più lo conosco tanto più mi sta antipatico. Non aprezzo molto le sue poesie, ho letto di più le sue interviste, quelle interviste che dà volentieri come volentieri dà dei giudizi sulle poesie degli altri poeti.
Ogni volta che leggo una sua frase in quelle interviste su Venezia mi emoziono e mi inervosisco. Divento gelosa, non mi va che lui conoscesse meglio di me la città lagunare. Ma quel libretto intitolato "Fondamenta degli Incurabili" lo leggo e rileggo con piacere, anche se lui diceva in un'intervista che l'aveva scritto "su ordinazione". Anzi ogni tanto mi viene voglia di citarlo. E stamattina dopo aver visto la canzone frilliana che Sergio aveva anche tradotto in italiano standard, che canzone che canta l'arrivo della primavera che non arriva mai pensavo a ciò che aveva scritto Iosif Brodskij sulla luce invernale a Venezia. Un brano molto bello che mi piacerebbe citare qua e uno dei prossimi giorni tradurre anche in bulgaro.

Il cielo è di un azzurro vivo; il sole scavalca la propria immagine dorata ai piedi di San Giorgio e va a danzare sopra le innumerevoli squame delle piccole onde che inrespano la Laguna; dietro di te, sotto il colonnato del Palazzo Ducale, un gruppo di robusti signori in pelliccia sta esaguendo a tutto volume, a tuo esclusivo beneficio, Eine kleine Nachtmusik, e tu sei lì, allungato su una sedia bianca, con gli occhi socchiusi, a sbirciare le mosse ossesionati dei piccioni impegnati nella loro partita sulla scacchiera della grande piazza. L'espresso rimasto in fondo alla tua tazzina è l'unico punto nero in un raggio - così ti sembra - di molte miglia.
Questo succede a mezzogiorno. La mattina questa luce si affaccia ai vetri della tua finestra, ti schiude l'occhio come fosse una conchiglia, ti chiama all'aperto e si mette a correre davanti a te strimpellando con i suoi lunghi raggi - come un ragazzino scatenato che batte il bastone contro la cancellata di un giardino o di un parco - su arcate, portici, comignoli di mattoni rossi, santi e leoni. "Dipingi, dipingi!" ti grida la luce, scambiandoti per un Canaletto, un Carpaccio, un Guardi, oppure perché non si fada, non è tanto sicura che la tua retina sia capace di trattenere tutto ciò che lei ti squaderna davanti - per non parlare del tuo cervello, della sua modesta capacità di assimilazione. Di queste due capacità forse la seconda spiega la prima. Forse si tratta di sinonimi. Forse l'arte è semplicemente la reazione di un organismo di fronte alle proprie limitate possibilità ritentive. In ogni modo, tu obbedisci all'ordine e impugni la macchina fotografica per soccorrere le tue cellule cerebrali e la tua pupilla."


dal libro "Fondamenta degli Incurabili", Adelphi, prima edizione: febbraio 1991, Quattordicesima edizione: dicembre 2006

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