събота, 8 май 2010 г.

Giandri's pages about Bellini's Triptych

La sacrestia come cappella funebre dei Pesaro di S. Beneto

La sacrestia è una delle parti più antiche dei Frari (la più antica sarebbe la sala del Capitolo) costruita quando ancora esisteva la seconda chiesa e veniva costruita la terza.
In origine si trattava di una sala rettangolare larga metri 8,80 e profonda quanto il transetto con le absidi, cioè circa 21 metri.
Mentre la terza chiesa era ancora in costruzione, nel 1478 la famiglia Pesaro da S. Beneto (S. Benedetto) chiede di usare parte della sacrestia come cappella funebre per la propria madre (e sposa, perché sono rispettivamente i figli ed il marito Pietro a chiederlo) Franceschina Tron.
I frati accolgono la richiesta e la sacrestia rettangolare viene modificata con l'aggiunta di un'abside pentagonale che le fa raggiungere gli attuali 31 metri di lunghezza che accoglie la tomba di Franceschina e, più tardi, anche quella del marito Pietro Pesaro.
I Pesaro chiederanno a Giovanni Bellini di dipingere la pala d'altare che si può ammirare ancora oggi.


La sacrestia: nel 1478 i frati concessero alla famiglia Pesaro di modificarla ricavandoci una cappella funebre per accogliere Franceschina Tron prima e poi il marito Pietro Pesaro. Per questa cappella Giovanni Bellini dipinse la pala d'altare (visibile sul fondo).

Il trittico di Giovanni Bellini dei Frari: è datato «dicembre 1488» e rappresenta, al centro, la Madonna con il Bambino ed ai suoi piedi due angioletti suonatori, a sinistra S. Nicola con S. Pietro, a destra S. Benedetto con S. Marco.

Il Bellini impiegherà dieci anni per eseguirla: infatti dietro la pala, sulla tavola di legno, c'è la firma autografa di Giovanni Bellini con la data «dicembre 1488».

La firma IOANNES BELLINVS si può leggere anche sul podio della Madonna tra i volti degli angioletti musicanti seguita dalla lettera F [fece] e l'anno 1488

Anche se i tempi delle mode artistiche e degli stili pittorici a Venezia giungono in genere sempre in ritardo, resta da chiedersi come mai in epoca ormai rinascimentale, si facciano ancora trittici; in Toscana, ad esempio, si dipingevano quadri con "sacre conversazioni".
Probabilmente alcune famiglie veneziane erano restate affezionate a composizioni tipo "trittico", magari sembrava loro di rendere "più antica" l'opera che stava sul loro altare, piuttosto che scegliere una composizione "moderna".
Fatto è che Giovanni Bellini, che, ricordiamolo, aveva come cognato Andrea Mantegna che ne sposò la sorella Nicolosia e che più tardi, nel 1475, conobbe Antonello da Messina dal quale rimase influenzato sull'uso della pittura ad olio, concepisce questo trittico in maniera completamente diversa.
[...] Qui non abbiamo una cornice che racchiude tre tavole, ma un'unica armonica composizione, disegnata probabilmente dallo stesso Bellini, che comprende la parte pittorica e la cornice lignea intagliata da Jacopo da Faenza, come si può leggere nella firma «Jachomo de Faeca» apposta sul retro.
Si tratta di una costruzione architettonica che ricorda un portico aperto da un lato verso l'abside centrale, dall'altro verso uno scorcio di paesaggio; ritroviamo l'architettura della composizione sulla parte lignea come sulla parte pittorica: ad esempio le lesene ed i capitelli della cornice sono ripresi prospetticamente nel dipinto cosicché abbiamo un punto d'incontro tra il mondo esterno, profano, e quello del dipinto, il sacro.
Non ci sono spazi chiusi: ai lati, tra i pilastri dipinti e quelli lignei scolpiti si vede un paesaggio aperto illuminato da una luce chiara e limpida. I santi guardano direttamente la Vergine che è al centro, sotto la volta mosaicata che per i veneziani rappresenta i catini delle cupole della Basilica di S. Marco.

Ai lati vediamo i santi avvolti in una luce di gioia, una luminosità particolare che indica la presenza di Dio. I santi sono quelli che ricordano i nomi dei Pesaro committenti della pala: vediamo a destra S. Marco e S. Benedetto; ricordiamo che questo ramo della famiglia era quello detto "di S. Beneto" (S. Benedetto) e Benedetto Pesaro era il più importante dei figli di Pietro e Francescina Tron, essendo stato il comandante della flotta veneziana nella guerra contro i Turchi, ed a lui sarà poi innalzato il monumento funebre sopra la porta di ingresso che conduce alla sacrestia. S. Benedetto si volge con piglio deciso verso di noi quasi ad invitarci a partecipare a questa contemplazione mentre tiene aperto un libro. E' il libro del Siracide il cui capitolo 24 è uno dei testi fondamentali del culto dell'Immacolata Concezione, dottrina particolarmente difesa dai Francescani e sulla quale la Chiesa si pronunciò definitivamente nel 1854 con il dogma dell'Immacolata proclamato da Pio IX con la bolla "Ineffabilis Deus" dell'8 dicembre: «Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo» ricolma di una Grazia particolare, diversa, «gratia plena».
A sinistra S. Pietro, a ricordo del vecchio padre e marito Pietro Pesaro, e S. Nicola che guardano verso la Vergine.
E' interessante notare che qui i santi non sono collocati su un gradino [...]. Siamo in pieno Umanesimo, l'uomo può raggiungere la santità ed i santi ci mostrano gli strumenti: S. Benedetto il bastone con cui ha diretto i suoi frati, S. Nicola le tre palle d'oro che ci richiamano la carità. Ognuno di noi può raggiungere la contemplazione di Dio, la santità.
Possiamo immaginarci i componenti della famiglia Pesaro che venivano a pregare qui davanti alle tombe di Franceschina e di Pietro che percepivano chiaramente questa promessa dei santi che portavano i nomi dei membri della loro famiglia.

Il trono su cui è seduta la Madonna non si vede, perché Lei stessa è il trono

Particolare della pala centrale del trittico di Giovanni Bellini: l'architettura della cornice, rappresentante il mondo esterno, il mondo profano, si confonde con quella interna del dipinto che rappresenta lo spazio sacro.

Osservate bene, non c'è alcun trono perché è Lei stessa il trono, il trono di Cristo la "Saedes Sapientiaae, la sede della Sapienza. Allo stesso tempo, guardando l'altare, noi possiamo immaginare la Vergine come il tabernacolo che racchiude Cristo e lo offre ai fedeli.
Ai piedi i due angioletti suonatori, che possono sembrare di semplice ornamento, ma in realtà hanno un loro significato: uno suona un liuto, uno strumento a corde, l'altro un flauto, uno strumento a fiato. Lo strumento a corde rappresenta la musica celeste, la musica divina; pensate ad Apollo con la lira. Lo strumento a fiato, per essere suonato, fa deformare le guance, è la musica terrena: pensiamo a Marsia ed alla sua fine per aver osato sfidare Apollo.
Due musiche discordanti, quella divina e quella celeste, ma dal loro insieme si ottiene l'armonia. Ecco quindi che la "Saedes Sapientiae", il trono della Sapienza, poggia sull'armonia.
In alto, sulla volta dorata, una preghiera: «Ianua certa poli, duc mentem, dirige vitam, quae peragam commissa tuae sint omnia curae» (O porta sicura del cielo, conduci la mente, dirigi la vita, a te affido ogni mia azione).
Questa frase era stata tratta dall'ufficio dell'Immacolata che pochi anni prima (1478) papa Sisto IV, padre Francesco della Rovere, aveva fatto comporre a Roma.
La Vergine viene chiamata "Ianua coeli", cioè "Porta del Cielo", ovvero passaggio per andare verso il cielo. Questo anche spiega perché in tante chiese, ed anche in quella dei Frari, c'è un'immagine della Madonna sopra il portone d'ingresso: è la "Ianua coeli".

Fonte, foto, note e testo:

http://giandri.altervista.org/giandri_0406_Frari_2.html#BELLINI

http://giandri.altervista.org/giandri_0407_Frari_3.html

Consiglio a tutti interessati a questo argomento di visitare le pagine linkate da dove proviene tutto questo post. Io qui ho aggiunto solo i sottotitoli in neretto. Nelle pagine originali c'è anche un confronto con il polittico di Bartolomeo Vivarini che si può ammirare nella basililica dei Frari, infatti è un altro trittico con cimassa, esegiuto negli anni 80 del Quattrocento da Vivarini, ma io non lo presento qui, perchè questo post è dedicato solo all'amato IOANNES BELLINVS

7 коментара:

  1. A me cosa resta? Forse scrivere qualcosa in bulgaro quando sarò pronta.

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  2. Sui libri di storia dell'arte gli storici si chiedono sempre come mai in epoca ormai rinascimentale, si facciano ancora trittici o polittici quando già è arriva la moda dei quadri con "sacre conversazioni". La risposta è semplice, sono stati i commitenti quelli che volevano un trittico o un polittico. Anche Piero della Francesca che è per eccellenza un pittore rinascimentale dipinse una prospettiva accellerata nella cimassa di un polittico voluto dei commitenti che si può ammirare nella Galleria Nazionale d'Umbria a Perugia. Il pittore fa quello che gli chiedono i commitenti, è chiaro, però lo fa in modo suo, come la maniera del suo tempo gli consente di esprimersi.

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  3. хайде, напиши нещо на български за този невероятен триптих, който така отчетливо се е врязал в паметта ми оттогава (беше миналата година по това време)

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  4. напетата стойка на малкия Бог ме умилява и гъделичка гърлото ми да се смее - наистина едно от любимите ми изображения на Мадоната с бебето Исус

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  5. Хринчи, вие точно този не сте го виждали, ще напиша, дори ще те цитирам, този триптих има смайващо въздействие, успокоява, помирява, възвисява... Това на италиански не съм го писала аз, действах с Copy and Paste, на български когато мога, ще напиша

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  6. това не е ли Фрари? струва ми се, че точно тази Мадона видяхме.. въпреки че, моята памет не е от най-силните ;)

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  7. eхе, добре че съм аз, да помня и заради тебе, вие не знам дали сте ходили в църквата Фрари, бяхте видели и то преди нас Мадоната на Белини в църквата "Сан Дзакария", която стана любима на Иво. И още там каквото сте видели в Академията, собствено още две мадони на Белини, една на трон с младенеца в компанията на светци под златокуполна абсида и една друга недалеч от Бурята на Джорджоне, която се води "Мадоната с дръвчетата"

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